Sono onorata di introdurre il primo Artist Residency, con la partecipazione di Maria Teresa Papa. Indomita esploratrice e amica, un passato di studi e vita presso Universitè de La Sorbonne, poi Roma La Sapienza, Tel Aviv e il di recente presso il Dipartimento di Studi Arabistici di Genova. Troverete qui la sua recensione sulla mostra a Palazzo Bianco. Anche esso è un manufatto prezioso, nel viaggio di cui vi parla.
“Credit: Comune di Genova – Direzione Musei – Civiche Collezioni Tessili.Photo by M T Papa.
Il versetto 13 della Sura coranica al-Hujarat, “Le stanze intime”, recita: “e abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché vi conosceste l’un l’altro”. Potrebbe essere la sintesi di questo piccolo e prezioso allestimento, curato da Andrea De Pascale in occasione della donazione, da parte di Laura Cucchiaro Barrai alle Civiche Collezioni Tessili, di vesti e accessori provenienti dall’Asia Centrale e dalla Cina. Manufatti il cui splendore è il risultato degli incontri e degli intrecci di saperi millenari, avvenuti lungo le rotte principali di quelle carovane che dal II secolo a.C. fino alla metà circa del XV sec., batterono terre, mari e fiumi di Cina, Mediterraneo orientale e subcontinente indiano.

“Credit: Comune di Genova – Direzione Musei – Civiche Collezioni Tessili; photo V. Castaldi”
Ogni teca, col suo raffinato contenuto, rimanda all’epoca rara di questi viaggi portentosi. Potevano durare anche due o tre anni. Nelle soste, lo scambio era prodigio: preziosi tessuti, ceramiche e porcellane, spezie, pregiati materiali, tutto veniva scambiato. Nei porti. Nei caravanserragli. Alcuni di questi ultimi ospitavano perfino biblioteche e la loro architettura elegante era sfondo di un incontrarsi fecondissimo di conoscenze: religiose, musicali, letterarie e linguistiche, artistiche. “Il mondo è un caranvaserraglio”, scrisse nell’anno mille il poeta persiano Omar Khayyam.

“Credit: Comune di Genova – Direzione Musei – Civiche Collezioni Tessili; photo V. Castaldi”
Ecco allora che nelle piccole sale museali silenziose, i rumori, gli odori, le confusioni antiche risuonano da tutti gli oggetti esposti: gli abiti di cotone o seta greggia, le sete persiane figurate, i boccassini e i damaschi forse provenienti dalla Siria, i camelotti, tessuti leggeri in lana di capra o cammello, o ancora i meravigliosi bairan. Questa bellezza è una vertigine. Se indisturbati, possiamo concederci di immaginare il Re mago Baldassarre, di origine africana, che porta in dono la preziosa mirra e seguire echi mori, barbareschi, circassi. Nelle teche vediamo vassoi, makrama di lino con sete policrome e fili metallici, chapan provenienti dalla regione di Khiva, in Uzbekistan. La tecnica usata è quella difficile e paziente dell’ikat.

“credit: Comune di Genova – Direzione Musei – Civiche Collezioni Tessili; Photo by M T Papa.
In Uzbekistan è nota come abrbandi, dal persiano abr, “nuvola”, a indicare l’aspetto vaporoso dei motivi decorativi dei tessuti, che possono essere di sola seta, di seta e velluto o di fili misti di seta e cotone. Un esempio di sorprendente bellezza è il paranja. E’un indumento femminile, simile a un mantello, con lunghe maniche finte che si allacciavano, pendendo, lungo la schiena. Drappeggiato sulla testa della donna, la avvolgeva completamente. Era portato con velo rigido, nero, tessuto con crine di cavallo. Il paranja era di solito realizzato in banoras, un tessuto prodotto a mano con ordito in seta grigia, verde o blu e trama in cotone, con sottili strisce nere. L’esemplare esposto è impreziosito da ricami e guarnizioni, dettagli finissimi come i bottoncini in osso o madreperla, le nappe con perline, le paillettes metalliche.

“Credit: Comune di Genova – Direzione Musei – Civiche Collezioni Tessili; photo M T Papa.
La meraviglia arriva anche dai copricapi. Gli esemplari esposti vengono per lo più da Bukhara, centro importante per l’arte del ricamo zardozi (dal persiano zar, “oro” e dozi, che indica il cucito). Sappiamo che solo gli uomini eseguivano tali ricami, perchè si credeva che le donne, con il loro respiro, potessero opacizzare l’oro. L’accostamento dei colori è superbo. Ai copricapi più semplici, si accostano quelli dotati di lunghe code, impreziositi da ricami sottilissimi, perline, a volte anche specchietti. Per proteggere il capo dei bambini da spiriti cattivi, si aggiungono ai copricapi, piccoli amuleti come perline blu, piume di gufo e fili intrecciati che rappresentano serpenti. Forme, colori, disegni, racchiudono nascosti significati fondamentali.

“Credit: Comune di Genova – Direzione Musei – Civiche Collezioni Tessili; photo V. Castaldi”.
Affascinante è anche il doppio materiale fotografico raccolto: quello del chimico e fotografo russo Sergej Mikhailovich Prokudin Gorskii e quello del missionario italiano Leone Nani. Sono tutte mercanzie parlanti, che allacciano sapientemente piane e grandi fiumi, Ebraismo, Islam e Cristianesimo, i Greci di Alessandro Magno e la Persia. Le teche racchiudono questo coro. E si capisce che la vera bellezza non può che risultare da intrecci di umanità tessute insieme.
Maria Teresa Papa.


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